Pesaro Sala Laurana – Marzo 1975

Credo che ci si debba accostare alle opere di Francesco Romoli con semplicità, senza

il supporto di mediazioni culturali; e allora subito si coglie la squisitezza, la semplicità di

una pittura che non vuole trasmettere alcun messaggio culturale, ma che esprime un

messaggio lirico, uno stato d’animo colto nelle sfumature più intime. La sua semplicità

pittorica non vuol dire elementarietà ; richiami ai Macchiaioli forse sono presenti

nell’impostazione di alcuni quadri d’ambiente in particolare i paesaggi (Romoli è di origine

Umbra) e ogni artista utentico si finisce sempre per scoprire radici che affondano in una

realtà geografica e culturale ben precisa.

La pittura di Romoli parla direttamente alla nostra sensibilità, al di fuori di suggestioni

culturali e i suoi quadri piacciono proprio perché vi si riscontra la capacità di cogliere la

poesia di un momento in cui l’autore è in contemplazione, a contatto con la natura e allora

non può fingere, è completamente e sinceramente se stesso; e quell’aria di solitudine che

sentiamo non ha niente di disperato, se mai di struggente dolcezza.

Il soggetto che sia; una natura morte, una campagna, un ritratto, è semplicemente un

riferimento per sviluppare un discorso pittorico che non vuole avere niente di reale, di

concreto, afferrare l’atmosfera, una sensazione, una disponibilità particolare, attraverso

una sensibilità coloristica che va di gran lunga oltre la semplice padronanza tecnica.

Per me Romoli è un artista che va intuito, e la intuizione è soltanto una elezione di spiriti.

Questo è Francesco Romoli. E’ questo è il suo mondo, la sua sofferenza, la sua bellezza,

la sua quotidiana bellezza.

Non saprei dire di “più” che altri indubbiamente potrebbero ancora dire. E’ da felicitarsi che

la sala “LAURANA” di Pesaro sia diventata sede ambita di Mostre d’Arte di rilievo e meta

di autori di considerevole statura.

Athos Tombari

 

Nelle creazioni artistiche di Romoli c’è tutto il fascino della composizione poetica limpida

e pura. Scorci, silenzi, prospettive, contorni hanno un deciso accento di vita, un palpabile

tocco di sensibilità emotiva.

L’artista osserva amabilmente la realtà e di nuovo la inventa, filtrandola e modellandola

con piena padronanza di stile, nelle belle campiture di colore, nei segni leggeri ed effimeri

da cui sprigiona, come d’incanto, la via colta nella sua ancestrale purezza.

Il linguaggio di Francesco Romoli comunica una realtà niet’affatto astratta, anzi immanente

anche se incontaminata, priva comunque di ubriacature luminose e di brillantezze impure.

Il reale sfuma e si fonde in un finissimo tratteggio, in un espressione coloristica tersa e

cristallina.

Il mondo di Romoli è apparentemente primitivo e semplice, ma sostanzialmente è ordito

con inattese risonanze di temi psicologici validi e attuali. Ha in ogni casi il candore delle

cose fresche, pulite; ha il pathos e il fascino di ciò che è partorito con tormentato ed

ingenuo stupore. I colori e i segni non hanno una espressività violenta e tumultuosa, si

placano e s’adagiano nella finezza stessa della composizione, che è, e si fa poesia,proprio

perché scivola silenziosa e lieve negli angoli più riposti dell’animo, ed anche perché

scompare nelle ovattate e delicate tonalità degli accordi, che come suoi carezzevoli e

vaganti, vanno istintivamente alla ricerca di un eco più profonda e più lontana. Ogni

aspetto della realtà è colto da Romoli con univoca compostezza. L’artista propone una

problematica accessibile a tutti; l’assenza della vita umana e quella delle cose affondano

le radici nella verità; hanno la stessa vitrea e diamantina trasparenza degli indimenticabili

e irripetibili chiarori di luce dei morbidi e pastosi olii di Francesco Romoli.

Claudio Ferri

 

Pesaro Palazzo Gradari – Dicembre 2007

Scrissi di lui in occasione di una mostra personale tenutesi presso Palazzo Ducale

di Pesaro nel 1975 e torno a scrivere di Francesco Romoli dopo più di trent’anni per

presentare la sua nuova personale. E’ con rinnovato piacere che mi avvicino allo stile

sobrio e sofisticato, mai dimentico delle regole della tradizione e tuttavia forte di una sua

vena figurativa personale senza finzioni e sofisticazioni tipico di Francesco Romoli.

Egli dipinge con l’animo di un poeta e la sapienza dei grandi maestri, senza necessità di

legami con gruppi o tendenze. Per questo, i soggetti e la tecnica da lui adoperati sono

vari, seppur palesando la sua predilezione per la natura “silente”, risultato di emozioni

liriche e insieme di un’attenzione puntigliosa per l’equilibrio e l’armonia. E queste queste

ultime nature morte non sono meno belle delle prime, anzi in linea con esse anche se con

tocco diverso, sono frutto di una ricerca iniziata negli anni ottanta.

Non consideriamo, tuttavia, il suo linguaggio pittorico sono come il frutto di un’analisi

trentennale, piuttosto come l’elaborazione delle pitture quattrocentesche e del 500 italiano,

del misticismo prospettico di Piero della Francesca in sinergia con una sperimentazione

densa di rimandi e puntigli che si dipana in sorta di tridimensionalità che annulla la

distanza tra colore e luce diffusa. Nei dipinti, Romoli si affida al valore espressivo delle

forme e del colore attraverso la costruzione e l’osservazione ordinata che è unicità

d’immagine geometrica e prospettica semplificata nello stesso tempo dall’uso del colore e

della luce che illumina il colore.

Attento osservatore della natura e della figura umana, si esprime attraverso l’olio, il

pastello, la miniatura, l’incisione, la terra cotta con una impronta personale che si adegua

ai soggetto prescelto interpretandolo con un arguto gioco di luci, di volumi e disposizione

attenta dei piani. I suoi dipinti dimostrano di essere progettati con un attento studio di

spazi entro i quali gli oggetti e le figure hanno trovato il loro ritmo compositivo nella ricerca

di una nuova intuizione e raffinatezza nei toni e nella luce.

Romoli è sicuramente un artista poliedrico per tecniche e tematiche adottate. Riesce

sempre a sorprenderci per la validità e lo stimolo di ricerca che si avverte nel fare Arte e

commuoverci per la modestia e l’agio con i quali egli si muove in Essa.

Athos Tombari

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